L'Atelier LiberaMente è uno spazio aperto, nella misura in cui va consolidando il suo pensiero e la sua pratica. Un blog permetterà di estendere l'area comunicativa, un "drama" allargato delle idee e delle competenze. Director, E. Gioacchini







sabato 22 gennaio 2011

Creative Drama & Trance Performing



Attori del CDIOT e dell'Atelier Liberamente nella trance autogena,
ancora in scena. "Blue Beard, To Want, To Need, To Be".
 Dicembre 2010
Nel Creative Drama (CDIOT) un'azione scenica può svolgersi a vari livelli di modificazione dello stato di Co, a volte nello stato di una trance non sempre visibile nell'aspetto fenomenico, ma che, all'interno del soggetto, contiene un sottile dialogo tra sè e la propria parte. Qui è esclusa la prescrizione Brechtiana del mantenimento di uno stato di critica su quanto è interpretato, mentre intenso è il ricorso all'immaginazione, con gli aspetti suggestivi che ne conseguono. Deve essere ricordato che l'uso della suggestione è inteso  quale motore verso la scoperta, il risultato e non è fine a se stesso (serve lo spettacolo, ma non è quest'ultimo). L'interpretazione, come più volte ripetuto, infatti costituisce l'Io nell'azione recitante (drama) di una parte di sè e nessuna critica potrebbe allontanare l'attore da essa, se non a rischio di espropriarne una zona ormai abitata e conosciuta. Non abbiamo un attore al servizio di un copione o di un autore ed il dialogo tra questi, invece, segue sempre un profilo privato e gruppale originali. Proprio questa ricerca delle private parti nell'opera, dei personaggi ancora non pensati, espressi, sollecita il meccanismo di modificazione dello stato di Co. Risultato è una azione performativa di un "possibile" Amleto, un Cyrano de Bergerac, la Signora Ponza del Così è (se vi pare), il Pulcinella che abita tutti, il Fantasma dell'Opera, consapevoli o meno.
Ma la speciale condizione di trance è anche utilizzata (vedi foto sopra) per aiutare il processo di sedimentazione di quanto esperito. Non vi è uno sperimentatore, ma un'esperienza che ascolta se stessa, in privato, dopo aver performato in pubblico. Le foto ritraggono gli attori dopo l'azione performativa, in un momento di raccoglimento, elaborazione e contatto emotivo con quanto dei propri fantasmi e creazioni ha abitato le scene ed il teatro poco prima.

venerdì 21 gennaio 2011

Vi presento Gianni De Angelis, attore del Creative Drama In & Out Theatre






Gianni De Angelis, attore del Creative Drama In & Out Theatre,
 nel ruolo di Gilles De Rais, piece drammaterapica
 "Blue Beard, To Want, To Need, To Be",
 di E. Gioacchini, dicembre 2010.
Un ruolo, quello che si riferisce ad una parte (il personaggio) nel teatro drammaterapico è sempre un vestito dentro il quale abita l'attore (questi costituisce il punto di incontro dinamico tra interprete e personaggio). Il lavoro precedente dei laboratori che precedono la piece finale fanno lavorare il personaggio dentro l'interprete che non è mai l'esecutore di una parte. Essa, quando uscirà, mai assolutamente completa (questo costituirebbe altrimenti un'interpretazione teatrale) sarà lo "spettacolo" inteso in senso grotowskiano. Quanto parteciperemo sarà la sua storia su maldestre, abili, personali stampelle che cercano ospitalità in cambio di visibilita al pubblico. Nell'ultima performance drammaterapica, Gianni De Angelis ha compiutamente espresso questo concetto, abitando al contempo il personaggio e quanto di se stesso quest'ultimo stava svelando e mostrando. Interpretazione magistrale, ricca di senso e disponibile ad evocarne. Director

giovedì 20 gennaio 2011

Il Teatro Drammaterapico: glosse ed icone alla storia del CDIOT


Un' istantanea della piece BlueBeard, To Want, To Need, To Be.
Director e Attori. Dicembre 2010
Il percorso di un progetto è costituito da un mix di idee e persone che camminano su un binario, ma possiamo anche dire che,contemporaneamente, creano il binario sotto le proprie suole e piedi, mentre procedono. In questo senso, la riflessione e l'elaborazione, nel CDIOT (Creative Drama & In-Out Theatre), ad esempio,  sono colte dinamicamente, attraverso soggetto pensante e realtà pensata. Dove il principio di indeterminazione non  costituisce ostacolo all'esperienza, fatta soprattutto di contaminazione, accoglienza di quanto interferisce, è inusitato e dà segno di sè, dalle aree più nascoste della persona. L'ingorgo è pleludio al traffico agile, l'errore al lapsus illuminante, l'esitazione al suggerimento "da dentro". Messaggio difficile da accogliere, nella disputa dicotomica tra il dovuto e voluto, possibile o ignoto che ogni persona, e dunque anche l'attore, si porta dietro.
Ripensiamo, per un attimo, a quella tecnica che Grotoswsky indica come eletta, del "frazionare l'azione", oltre la sua ripetizione stereotipata ed anche perfetta, che va  re-indicare in essa noi stessi. Sì,  a segnalare quei momenti personali di "attribuzione di senso" che stanno a cavallo tra l'intenzione e l'azione.
Introspezione è un termine che poco si addice a quanto sto descrivendo, perchè esso traduce un viaggio dentro, restando fuori. Gli attori del CDIOT bene sanno che diverso è il processo dell'In-Out attraverso del nostro teatro drammaterapico, con il quale si fa lavorare il drama. E' lo stato di coscienza che accettiamo si modifichi (sollecitiamo perchè vada nelle zone di ombra), ad intensificare quanto sto definendo.

A volte, quello spettatore che ognuno di noi è, assiste ad uno spettacolo incomprensibile, piuttosto stupito: non comnprende cosa stia avvenendo, mentre "recita" le proprie parti, dov'è il "nuovo" (solo apparentemente nuovo)? Ma questo è positivo, perchè indica, ancora una volta, la strada del sottrarsi al narcisismo dello "spettacolo", personale o gruppale che sia, privato o pubblico, giustificato o meno dalle abilità attoriali, che è; "ora mi comprendo". Suggerisce l'ascolto più fine, meno chiassoso, di un battito di mani che potrà avvenire, privato, umile, schivo alla macchina teatrale, quale dono di se stessi a se stessi ed al pubblico.

martedì 18 gennaio 2011

Dramatherapy: A Spot on a Dancing Boat


Uno spot sull'istantanea di una storia che questi attori narreranno.Uno spot in pieno giorno descrive una vicenda differente, la sottrae alla brezza anonima di un luogo mai visitato e la fa diventare tua. Appuntamento al 28 gennaio, con una breve storia scritta.

lunedì 17 gennaio 2011

Drammaterapia: La Barca che Danza


La barca continuava a solcare la sabbia, immobile. Un solco profondo, insistente; il peso del legno sulla ghiglia che segna la spiaggia, arenando il tempo ed il cielo lì sopra. Sentimento vasto che non chiede spazi, rincorre piuttosto tempi e profumi. Attesa.

sabato 15 gennaio 2011

Drammaterapia: Una Soffitta di Cuore

Una Soffitta di Cuore, Laboratorio Drammaterapia LiberaMente,
 14 gennaio 2010
@ Director

Un gruppo di "amici" si dette appuntamento in un sogno. Non importava di chi fosse, sarebbe stato importante soltanto essere tutti là...a rovistare una vecchia soffitta. Così vecchia che forse era stata dimenticata anche dall'ultimo topolino e gli unici animaletti che vi facevano bella mostra erano proprio quei piccoli ragni sulle tele, anche loro addormentati a condividere il sogno. In realtà, loro, erano probabilmente solo fermi. Eh sì che in quel posto tutto rallenta, anche i gesti che scoprono le cose, sotto la spessa coltre di polvere, "come una coperta antica..." disse una bambina, Sole, appena salita. Fenice si precipitò letteralmente su un tavolino, abbastanza lungo da contenere sopra, disposti in colonne disordinate, alcuni polverosi volumi. Ma questa non impediva a Livia, dall'altro lato del tavolo, di curiosare su un blocchetto di lettere tenute insieme da un nastrino rosso. I gesti rallentano ed il pensiero diventa un canestro capace di accogliere cose che vengono da lontano e spingerle ancora più lontano, con l'energia dell'emozione. E della curiosità!
Era proprio tanto curiosa Mareliz e, soprattutto, "golosa". Questa volta aveva preceduto il "viaggio" dello zio su quella "sovereda", gli aveva risparmiato la complicita del "furto" dei dolci e stava compiendo il "furto del secolo"! Lì, in quella madia, ancora più scolorita dalla luce fioca, c'erano mille dolci... oddio non proprio mille, forse un pò meno, molto meno...che "la nonna custodiva, per spartire". Perle di zucchero su quei biscotti e di affetto a rendere zuccherose le giornate di lei e degli altri bambini. Ora aveva avuto coraggio e solo per un attimo fu intimidita dall'occhio dondolante di quel cavalluccio che Sole si ostinava a far muovere, unica ritmazione di un tempo orami divenuto infinito tra quegli occhi e quelle mani in cerca di scoperte.
Bleu, intanto, si era seduta in un angolo della soffitta ad osservare i propri amici e ricordi, niente affatto distratta dal rumore che Fenice provocava nel tentativo ostinato di aprire un cassetto segreto sotto al tavolo. "Ehi -esclamò all'indirizzo di lui- in questo modo ci scopriranno! E poi, non vedi (?) non c'è alcun cassetto...è solo una fessura del legno..." Ma che importanza poteva avere, quando si ha voglia di scoprire qualcosa, mentre la si sta cercando!
Intanto, gli occhi inumiditi di Beatrice osservavano, insieme a quelli di Persefone, dentro la luce di alcune fessure di luce sull'abbaino. La campagna si distendeva con i suoi odori e sapori, lontano per mille miglia vicino a quel luogo di polveroso, con una magia altrettanto forte. Quante cose, così differenti, possono convivere accanto! Quella volta il padre non l'aveva portata a raccogliere le olive, insieme alle sue sorelle. A lei piaceva tabnto quell'operazione, si sta più vicino all'odore della terra. E pensò bene che forse il sapore del tarallo coperto di glassa avrebbe potuto coprire quella privazione. Ringraziò Persefone ed addentò il piccolo dolce.
La bocca di Mareliz era troppo piena per accogliere altro, il suo cuoricino ladro e gentile troppo soddisfatto per essere riuscita a trafugare il dolce prima delle lancette misurate della nonna, e per un pò apparve distratta, ma solo per un pò poco, perchè Luna aveva raggiunto solo ora il gruppo. Assolutamente incauta, aveva gridato "Ah...è qui che vi eravate cacciati!". Un corale shhhhhhhhhhhhh la fasciò di immobilità come fosse stato opera del "Grande Ragno" che Blue stava fantasticando, buono e prolifico, nella sua personale favola.
L'avventura non era finita, troppe cose curiose e strane, vecchie e dimenticate in quel posto così "inconscio", nascosto e magico. Avrebbero continuato a cercare tra lettere e pupazze, fumetti e coperte dismesse, una saga di avventure complici di quel luogo di sogno. Unico spettatore l'inquietante ritratto del bisnonno. Ti guardava senza perdere un momento ed anche un solo gesto di quello che facevi! Ma potevi contare su una cosa: in fondo era sempre un parente di qualcuno di loro e poi, come sempre, avrebbe mantenuto il segreto.
Una Soffitta di Cuore", avrebbe detto la scrittrice di una raccolta di poesie, diversi anni fa.
E si sa, il cuore è immenso.

giovedì 13 gennaio 2011

Drammaterapia & Letteratura 3



Soffitta e...
polvere, baule, libri, fotografie, lettere, scale, specchio, armadio, cornice, tarli, candela, lucernaio, tegole, ragni & ragnatele, fantasmi, alieni...
buio, ombre, impronta, passi, silenzio, gigolio, scricchiolio, pigolio, cielo, luna &amp, stelle, vento, neve...

mercoledì 12 gennaio 2011

Drammaterapia & Letteratura 2


Topics:
Soffitta e Timore
Soffitta e Mistero
Soffitta e Segreto
Soffitta e Tesoro
Soffitta e Nostalgia
Soffitta e Solitudine
Soffitta e Amore
Soffitta e Passato
Soffitta e Sogno
Soffitta e Magia
Soffitta e Fuga

lunedì 10 gennaio 2011

Drammaterapia & Letteratura 1: Immanente Suggerimento


C'è un chiodo che può essere usato da appendiabito, lì storto sulla parete, dopo il fallito tentativo di appenderci un quadro del bisnonno, nella soffitta arrugginita dal tempo ed imbavagliata delicatamente dalle tele di minuscoli ragni. Loro i veri abitanti di quel posto. Al dipinto manca l'appiglio del gancio, mentre i nostri abiti sono abituati ad essere tirati per le maniche. Per i ragni non faceva alcuna differenza, nè per il bisnonno orami dedito a partite a scacchi con Domine Iddio da diversi anni. E' mio personale l'imbarazzo di accomodare fuori del tempo il mio soprabito e ritrovarmi schiacciato su un ritratto a parete. Questione di tempo, direbbe, forse, Cortazar.

Foto: jump to watch a beautifult photo of super_iwan  "spider web rom eltham cinema"






giovedì 6 gennaio 2011

DramaticaMente Teatro: l'Atelier DramaticaMente al nastro di partenza: Sa...

DramaticaMente Teatro: l'Atelier DramaticaMente al nastro di partenza: Sa...: "Una azione perfomativa di un attore del CDIOT, sotto la conduzione del director (dicembre 2010) Caro allievo, con la tua iscrizione ..."

martedì 4 gennaio 2011

Auguri da Complemento Oggetto







Care Ragazze e Ragazzi, intervengo rarissimamente sul blog, ma seguo passo passo quanto state realizzando e collaboro con il vs. director dietro le quinte. Questa volta mi prendo uno spazio perchè mi serve per farvi giungere il mio più intenso augurio per il nuovo anno e per il sensibile ed attento lavoro che svolgete con il teatro e poi questo "drammaterapico"... così difficile (solo il vostro director poteva pensare una cosa cos' strana!).
Ma auguri veri a parte, anche un ringraziamento per la partecipazione alla serata in cui ho potuto presentarvi il mio romanzo, in una cornice di calore bellissimo e di performance drammaterapica speciale. Siete bravi, che dire! Sui video e dal vivo riuscite a trasmettere un coinvolgimento, che generalmente riesce a fatica a sollecitare qualunque teatro sperimentale, che non si conosca appieno. Eppure, le persone intervenute, che non vi conoscevano, in quella sera si sono complimentate con me per voi, mentre voi vi complimentavate con me del libro. Serata speciale, ricercata, ma soprattutto tra amici, le foto lo mostrano. Chissà un giorno o l'altro potreste pensare di mettere in scena anche "Complemento Oggetto"!
Questo ed altro...oramai chi vi ferma più! Un abbraccio, Belinda.

Romanzo: Complemento Oggetto, di Flavia Pitorri, Phasar Editore, 2010

venerdì 31 dicembre 2010

Happy New Year!


Mentre l'anno sta scivolando nell'archivio di quanto "...è stato", tutta la saggezza del'uomo (quando esercitata) dimostra che si sta preparando quanto "...sarà". Modulo del nostro futuro permeabile, modificabile, plasmabile, nella misura in cui vi mettiamo  mano e decidiamo cose.
I fotogrammi del nostro lavoro drammaterapico diventano allora archivio del possibile, del conosciuto, dell'esplorazione di quanto attraversa l'anima senza esserne consapevoli, ma comunque "attori".
Un augurio intenso di tranquillità al cuore ed alla mente a tutti quanti hanno lavorato con noi, ci hanno ascoltato, visto ed incontrato in questo affatto disperato viaggio tra i disegni della nostra vita. Director

venerdì 24 dicembre 2010

Auguri a tutti gli Uomini di Buona Volontà!




Lasciamolo nascere questo "bambino", che sia il figlio dell'uomo o l'attesa che la sua speranza fiorisca, umanamente tra le genti, in viaggio su questo pianeta.  Non importa se sia la tua fede a rendere morbida la sua pelle e divina la genia che lo fece o piuttosto i tuoi occhi sbalorditi dal chiasso delle pietre, che fecero il fuoco, che imitarono il fulmine, seguendo sulle scie delle stelle i propri sogni. Nasce stanotte, profeta tra i profeti, nel segno del tempo annunciato o imprevisto, e viene nel silenzio della notte, nel buio senza luce che non sia quella del cielo. La coscienza può imitarne il senso, e rifondare una cultura dell'ascolto, uno specchio che non ridia solo te stesso; che sia questa l'immagine del Dio? Lasciamolo nascere e teniamolo dentro questo parto dell'uomo e della donna, nel segno del mistero. Director

giovedì 23 dicembre 2010

Drammaterapia: i passaggi dell'anima


@ director

Nella fiaba di Barbablù, i cambiamenti nel pensiero di Rebecca,  sono il risultato degli eventi. Mentre le sue azioni derivano da pulsioni inevase, da mistificazioni probabilmente non consapevoli, la sua mente sente e parla sempre in modo speculare e contrattaposto a quanto avviene. Un adattamento totalmente alloplastico, in assenza di risorse personali, ma che piuttosto si adegua e ripara dal peggio. In tali condizioni, quale patto o contratto questa "poveretta" avrebbe mai potuto stipulare? Più facile che la folta ed inquietante barba blù del suo principe avesse potuto suggerire al suo inconscio di continuare a temere, senza quel tuffo precipitoso nel rosa di nozze improbabili e strane, agli occhi di tutti.
Che il patto sia "condiviso" o che sia "in deroga" non deve mai sottacere la descrizione reale dell'oggetto di contratto, non può mistificare il bene in questione. Nè questo bene può essere la sola condivisione, se l'accordo tace un retropensiero e stipula sulla carta convenzioni, mentre firma dentro...compromessi. Ed una famiglia può lavorare dentro di te al posto tuo, se tu non sei cresciuta o cresciuto; persino la tua ribellione ed autonomia in tutte quelle stanze del castello possono essere l fallimento di un riscatto, Rebecca, se tu la "dipendenza" te la porti dentro ed aspetti che le vicende di fuori drammatizzino per te i tuoi veri fantasmi.
No, alcun patto potrebbe tirare fuori dall'accordo la libertà del proprio "volere" e quello, qui, è tutto infranto.
Il processo drammaterapico che ha lavorato in Blue Beard, nella piece finale è riuscito a condensare nella performance di poche righe sul palco, folle di sentimenti e pensieri a rincorrersi senza l'obbligo di una conciliazione, perchè più aperto fosse il ventaglio del destino per l'interprete, mentre sacrificato sull'altare del mito il povero personaggio sbiadiva sino a diventare forma e simulacro del possibile. 

mercoledì 22 dicembre 2010

Drammaterapia: Blue Beard, la settima sposa, in bilico sul tempo


Blue in Rebecca, "Blue Beard, To Want, To Need, To Be",
17 dicembre 2010
  @ director

Rebecca non è soltanto orrore della scoperta e prima ancora diritto alla conoscenza (quella del volto "nascosto" del suo amato), Rebecca è fallimento della Speranza. Nessuna speranza può sorreggersi senza quelle premesse, sia pur minime, che ne fanno positiva proiezione della mente, dislocata in un  tempo diverso (ce lo insegna la psicanalisi), anche capace di dislocare e rispondere al nostro passato, oltre che al futuro. Rebecca è stata promessa al suo sposo dalla famiglia; nel rito collettivo è stata dissimulata merce di scambio per l'emancipazione di tutto un clan ed è la stessa famiglia (sic) che  deve finalmente salvarla dalle braccia del "mostro". Se pensiamo, poi, che una volta scoperta nel suo "vile" curiosare (come le parole di Bababablù descrivono), la giovane sposa è capace di sottomettersi nuovamente alla sua ira, promettendo amore ed obbedienza dentro all'orrore appena scoperto, finiamo, paradossalmente, per vedere anche Barbablù vittima dell'architettura della storia, della fiaba; perchè ancora prima vittima del suo fallito sogno d'amore: una donna che gli obedisse. Ma vi è un'altra lettura, un sottotesto che solo la modernità ci può dare, per la medesima psicodinamica del raccnto, vista la collocazione storica della fiaba.
Nel tragico stupore del proprio fallimento, quando non vi sono più appigli a cui sorreggersi, è l'illusione che qualcosa possa essere ancora salvato ad ingannarci. Che il nostro "Destino" sia una partita a scacchi dove se solo potessimo correggere una mossa, rivelatasi errata, tutta la nostra importante partita potrebbe avere una epilogo differente! Il senso di colpa che frustra diventa allora, improvvisamente, complice del persecutore, ci chiede quell'opera di espiazione che sembra promettere ancora quella particola di potere perduto nel cambiare gli eventi. La minaccia che si erige davantia noi , frustrando la nostra aspirazione (la vita, la libertà, ecc) ci fa colpevoli quanto il nostro persecutore in una sorta di paradossale identificazione con lui (ma l'inconscio non bisticcia con i paradossi). La Sindrome di Stoccolma bene descrive questa situazione e spiega quanta deferente fiducia si possa riporre in chi ci sta facendo del male, consapevolmente o meno; quanto si possa giungere ad amare al posto di odiare; quanto, in fondo,  il nostro narcisismo, messo alle strette, possa dislocare verso questa disperata inversione degli affetti la sua attenzione.

Teatro Drammaterapico: il Coro


Il nostro teatro drammaterapico (CDIOT) per alcuni aspetti si riflette nel teatro classico greco, proprio perchè di esso coglie la primitiva formulazione rappresentativa di "rito" allargato che celebra, danzando (i coreuti) la storia dell'Uomo, i suoi timori e le sue speranza nella sottesa invocazione al Dio. La storia intima, fatta di archetipi e dunque miti, e la storia fattuale degli eventi personali e sociali. I coreuti, in questo senso, hanno ancora l'originaria funzione dialogica con l'attore, rappresentando (in questo caso narrando) quanto avviene, quanto vi è sotto e quanto si auspica possa avvenire.

martedì 21 dicembre 2010

Drammaterapia: il Narratore

Beatrice nel ruolo di 2° Narratore nella piece drammaterapica
Blue Beard, To Want, To Need, To Be. 17 dicembre 2010
Narrare la storia degli altri, narrare la nostra storia. Ogni storia narrata è sempre la nostra. Pesca in quel bacino, magari invisibile, di possibilità realizzate o meno, sperate, di disillusioni, successi e cose prossime da venire. Per questo è sempre la nostra storia, per questo ha un ruolo così centrale nella piece drammaterapica, quando presente. Come "Virgilio" accompagna nell'Ade o tra le colline di una Paradiso dove illusione e rovina colludono in storie fantastiche. Il racconto del Narratore è l'elemento che cuce, didascalico o meno, le scene della mente, quelle che il processo drasmmaterapico ha elaborato in tante prove. E' il medium che ha tanto dell'attore per essere un degno ambasciatore del suo teatro dentro e tanto del pubblico per potersi rivolgere ad esso.

domenica 19 dicembre 2010

Let you prepare the new startup: now it's time to rest you Mind & Soul



A great poet and a great interpreter.

Drammaterapia: Lui, Lei, Forse, Per Sempre. Stracciando il Primo atto.

Piece Drammaterapica Breve di E. Gioacchini.
Attori del Creative Drama In-Out Theatre, M. Pina Egidi, Gianni De Angelis
17 dicembre 2010




Auguri di Buone Feste al CDIOT, all'Atelier Liberamente per le Risorse e a tutti i nostri gentili ospiti!
Director & Attori

sabato 18 dicembre 2010

Drammaterapia: "tempo scaduto"? Tra teatro fuori e cinema dentro


Guardarsi allo specchio. Solitamente si continua ad osservare quello che si desidera vedere. Ma se è il sogno a farti affacciare alla finestra dei tuoi dubbi e spalanca un'improvvisa finestra in bilico tra desideri e timori? E' quello che accade a Lui, mentre lo segue Lei, Forse, Per Sempre".



Chi è che lo decide quando "il tempo è scaduto". Lui, Lei, il Teatro, Fuori o il Cinema, Dentro?



Il corso degli eventi segue quasi sempre la strada del pregiudizio, un film già visto senza la coscienza di aver già acquisdtato il biglietto, un pò di tempo prima.
Il director interrompe la querele delle comunicazioni ovvie, del pathos confermato, e, teatralmente discutendo, delle "stampelle" che usano l'affetto simulato per dissimulare quanto di noi "dorme" in quella parte.







Chi decide quando è scaduto il tempo? La domanda di lei, la risposta di lui?



 

E se poi è il suo sogno ad essere interpretato, sono le domande di lui ad interrogare lei, come pensata, voluta, negata.






Tutto troppo prevedibile, anche il sogno è ingannato. Lei reagirà come egli pensa, senza dirottamenti.

A meno che...

...qualcosa non prenda, anche nel sogno, una strada diversa...

...che lascia interdetti.

Direi...basiti...

...senza appelli utili.

In bilico tra le ragioni di fuori e quelle di dentro.

Con la stessa ambiguità del sospetto.

Appunto: teatro fuori e ...Cinema dentro.




Foto di Scena di Lui, Lei, Forse, Per Sempre.
Stracciando il Primo Atto.
 Piece drammaterapica di E. Gioacchini,
 Interpreti Maria Pina Egidi, Gianni De Angelis.
 17 dicembre 2010


 

mercoledì 15 dicembre 2010

Piece Drammaterapica, "LEI, LUI, FORSE, PER SEMPRE, 17 dicembre 2010

17 dicembre 2010, h. 21.00
In occasione della presentazione del romanzo "Complemento Oggetto" di F. Pitorri, il Creative Drama & In-Out Theatre diretto da E. Gioacchini offrirà agli ospiti la piece breve "Lei, Lui, Forse, Per Sempre, intensa rappresentazione di una problematica relazione di coppia tra realtà e sogno. Interpreti, Maria Pina Egidi, Gianni De Angelis. Allestimento e regia di E. Gioacchini, musiche di George Gershwin.

Guardarsi allo specchio. Solitamente si continua ad osservare quello che si desidera vedere. Ma se è il sogno a farti affacciare alla finestra dei tuoi dubbi e spalanca un'improvvisa finestra in bilico tra desideri e timori? E' quello che accade a Lui, mentre lo segue Lei, forse, per sempre.
INFO: info.atelier@dramatherapy.it (gradita prenotazione)

DRAMMATERAPIA: LAVORARE CON L'IMMAGINARIO, da una conversazione con Watzlawich


@ Director

Dopo la fatica e il successo di Blue Beard, in una fase di apparente quiete del processo drammaterapico (nessuna piece in programmazioine, laboratori sospesi fino al nuovo anno), quanto è stato giocato nella preparazione e nella performance finale continua comunque a svolgere un sottile lavoro interno. La tematica affrontata, i laboratori che si sono succeduti a ritmi incalzanti, un director che certo non si può dire non sia esigente hanno messo tante di quelle riflessioni dentro che è ora sospettabile una lenta restituzione fuori; si spera catartica ed utile, ma sta anche all'attenzione degli "attori", realizzarla. Parodiando la storia, vorremmo che nessuna Rebecca rimanga imprigionata nel castello, preda delle paure e scrupoli, dei rimorsi o timorosa di fare una brutta fine. Che insieme a Barbablù, la coorte di tutti gli altri personaggi sentisse la responsabilità condivisa di costruire un "mondo" migliore (mi riferisco al nostro modello del mondo, perchè quello fuori, purtoppo è devastato da volgari sdegni, parole violente, gesta che sono un vero abominio per la coscienza dell'Uomo); che il gruppo avvertisse il senso di crescita realizzato in questi otto mesi di Atelier e che io sento di attestare, mentre ne mancano appena due, ma fondamentali, per tirare le somme di un viaggio "spettacolare" tra i disegni della nostra mente, complici i ricordi, i timori, le speranze, le risorse!
Desidero soffermarmi su quella dinamica altre volte discussa di come lavora la drammaterpia e come possa aver lavorato nella performance finale del nostro teatro drammaterapico. Una foto (quella allegata) servirà da puntuale esemplificazione di quanto ora stiamo per illustrare.
Essa descrive due personaggi, tratti da istantanee di un video quando si era a metà del nostro percorso di Atelier (giugno 2010), intenti a danzare con compagni non rappresentati con il medium di un bambù. Tutti ricorderanno quell'esperienza, intensa e particolare, dove si esplorava la relazione con l'altro attraverso emozioni, in uno spazio e tempo condivisi. Tuttavia, l'immagine presenta i due attori insieme, mentre essi appartengono a luoghi della sala, tempi ed esperenza relazionale differenti (non stavano danzando insieme). Eppure quanto si osserva cerca disperatamente di metterli in relazione, nonostante abbia precisato che luogo, tempo e compagni di danza fossero altri. In realtà la danza fu complessa e svolta simultaneamente da diverse coppie ed un aspetto di esperienza comune spinge anche questi due raffigurati a danzare insieme. Il gioco di prospettiva, luce, inclinazioni, contrasti aiuta l'illusione e poi, soprattutto, il bellissimo rapporto tra i due partecipanti fotografati ce li fa "relazionare" oltre ogni esame di realtà.
IL processo drammaterapico "lavora" in questo modo ed io ho forzato il fotomontaggio per rappresentarlo. Luogo e termpo condivisi in una esperienza comune eppure differenziata portano i partecipanti ad attivare due diversi livelli: quello della comunanza e quello della differenziazione. Tutti e due giocano nella dimensione ritualistica (qui costituita dalla danza) del gruppo. In talisituazione ricordi lontani ed anche il "rimosso" sono sollecitati a dislocarsi dalla periferia della nostra anima per bussare più forte all'uscio della coscienza, in un moto figurato apparentemente opposto a quello che ha portato Rebecca a guardare dentro, "guardarsi" dentro. Emergono allora sensazioni che non sono meccanicamente dipendenti solo dal percetto (quello che il partecipante sperimenta sensorialmente) ma dall'IMMAGINARIO, per una restituzione emotiva ed intelligente all'Io cosciente.
Ecco quello che accade quando si fa drammaterapia: si scopre che lo stesso mostro spaventa differentemente le persone, che la stessa fata affascina diversamente quelle, che i dialoghi di fuori non esauriscono l'infinita possibilità di altri dialoghi interni. Propedeutica del cambiamento. Dodici anni fa, proprio in questi giorni di dicembre mi trovavo a Phonix ad un importante meeting internazionale della Ericksonian Foundation. Avevo fatto a piedi il breve pezzo di strada che mi separava dallo SDheraton Hotel, luogo dove si sarebberoi svolti i lavoroi congressuali e sorseggiavo un caffè, tassativamente "americano (!), nel bar adiacente alla hall. Dopo qualche istante, in cui cercavo di familiarizzare con volti e luogo, mi vedo davanti Paul Watzlawick  e signora, anche loro intenti a prendere del caffè. Proprio lì era difronte a me uno dei miti della conoscenza psicologica, uno dei genitori della terapia sistemica e familiare, il propugnatore per eccellenza del cambiamento ("Change"), amico strettissino e collaboratore di Milton Erickson scomparso già 17 anni prima. Momento emotivo e poi mi ci metto a parlare; non sono timido e la mia iniziativa è premiata da quella grande umanità e saggezza che Watzlawick  possiede. Tra un discorso e l'altro, parlando di terapia ipnotica, egli mi dice una cosa straordinaria che ancora oggi risuona nelle mie orecchie con la sua voce profonda da poliglotta (in italiano), capace di leggere nella babilonia della menti: "...le persone possono cambiare e spesso lo fanno, aiutate o meno da noi terapeuti, ma dire esattamente sempre cosa sia successo...è una grande illusione". Perla di umiltà e scienza insieme.
E' questo che desidero dirvi: il processo drammaterapico smuove, disloca da dentro dicevamo, mette in relazione cose lontane e diverse (come nella foto), ci mette in crisi, potenzialmente spinge ad una omeostasi psicologica che non sia a costo di sintomi o disarmonie, ma sta sempre a noi, volere e sentire oltre le situazioni ed imparare a leggere in quelle. Bon silenzioso lavoroe riposo, ragazzi.

lunedì 13 dicembre 2010

Drammaterapia: togliere il concime alla paura e scegliere le carte migliori

Blue Beard 2010, Atelier Drammaterapia LiberaMente, le due attrici più piccole

In un precedente scritto, riferendomi alla presenza delle due giovanissime interpreti nella piece, ho parodiato la loro performance in "piccole donne crescono", due piccole donne che raccontano una fiaba agli adulti, capovolgendo per una volta la dinamica del fabulare. Inutile dire che i bambini le favole sanno raccontarsene molte da soli, nel gioco, e che nella realtà ne raccontano molte e fini agli adulti!
La fiaba di cui stiamo parlando è però davvero terribile; a ispirarla Gilles de Rais e probabilmente anche Enrico VIII; ma non meno crudele è quanto oggi i mass media possono  divulgare con il diritto di cronaca, quando raccontano ad un pubblico adulto, dietro il quale ascolta quello dei piccoli, le tragedie della violenza, dell'indifferenza, dell'abuso. Una fiaba intrisa di "speranza" e spietato disincanto, dove la presenza della "curiosità" quale movente, poco convince e poco addolcisce.
La dolcezza, invece delle due giovani attrici in erba, piccole Rebecche pronte per il "pasto del Ragno Gigante" o l'intelligenza e la sensibilià per fuggire agli inganni, ha convinto tutti. E per un attimo abbiamo tutti creduto (persino io che lo sapevo) che la più piccola sapesse leggere!
Abbiamo visto così "crescere" la favola dell'amore che ti trasporta sulle ali di un destriero volante (perchè appartiene ai sogni) e che ha bisogno del tuo "sentire" per non rovinare pericolosamente al suolo, o dentro una soffitta buia.
Ringraziamo le due interpreti per il sogno che ci hanno dato, sperando che i nostri siano morbidi e chiari per fare loro compagnia, senza paura. Director

Complemento Oggetto, presentazione del romanzo di Flavia Pitorri

“Me ne vado. Non ti saluto e chiudo la porta. Le chiavi non mi servono,
 le butto  nella cassetta delle lettere e mi resta solo il tonfo
 mentre cadono giù. Però, tu mi rimani sospeso, senza cadere,
con lo sguardo dell’ultimo giorno al mare davanti alle margherite”

L'Atelier di Drammaterapia Liberamente è lieto di ospitare la presentazione del romanzo "Complemento Oggetto" di Flavia Pitorri -venerdì 17 dicembre. L'autrice sarà lieta di autografare il volume ad amici, conoscenti ed ospiti.
Il romanzo naviga le acque inquiete ed dense di una relazione di una coppia che si scopre in crisi e decide allora, momentaneamente, di salpare mari separati. Decisione tutt'altro che serena, condivisa. Il tempo dopo è quello di un inteso riesame dei propri ricordi congiunti alle scoperte del presente. Vecchie edizioni di sentimenti ed idee, verso l'emancipazione dal proprio dolore.
Interverrà il giornalista Mario Ciotti ed il Creative Drama in-Out Theatre, diretto da E. Gioacchini, offrirà una breve piece tematica sul rapporto di coppia: Lei, Lui, Sempre Forse. Attori, Maria Pina Egidi, Gianni De Angelis.  Musiche di George Gershwin.
A seguire un buffet natalizio.
Comunicato Stampa-Net

Info: info.atelier@dramatherapy.it - Cell. 3403448785

Drammaterapia & Blue Beard




















Foto di Scena di "Blue Beard, To Want, To Need, To Be",
riduzione drammaterapica dalla fiaba di J. Perrault,
di E. Gioacchini, Compagnia dell'Atelier di Drammaterapia
 LiberaMente, 11 dicembre 2010, Roma