L'Atelier LiberaMente è uno spazio aperto, nella misura in cui va consolidando il suo pensiero e la sua pratica. Un blog permetterà di estendere l'area comunicativa, un "drama" allargato delle idee e delle competenze. Director, E. Gioacchini







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mercoledì 23 febbraio 2011

Hypnodrama: La luna in cerca di casa

Aprile 2011, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio: La luna in cerca di casa  -data in programmazione-

Hypnodrama: Morfeo, Ikelos e Fantasos. L’equilibrio psicosomatico è ora provocato, percorso da idee ed emozioni destoricizzate secondo la consueta logica formale, nel tentativo di conciliare quanto emerge di “asimmetrico”: induzione ad osservare la propria storia o un evento definito, a superare le resistenze inconsce. Reazioni emotive come lo stupore, la meraviglia, la commozione frantumano i pregiudizi verso la ricostruzione di una possibile nuova storia Non è il nostro passato ad essere corretto, ma l'esperienza emotiva archiviata in esso e congelata, come la assurda staticità del sintomo più che visibile, sottile "filo rosso" -afferma Langs- che riconduce al vissuto traumatico o, piuttosto, a quanto di esso è dato oggi "significativamente" dal nostro presente. director

lunedì 27 settembre 2010

Drammaterapia: come lavora la trance


Hypnodrama, Il Principe Ranocchio

Accendere la lampadina interna, che fa buio fuori, comunque gli occhi si tengano, aperti o chiusi, è una pratica trasversale a tutte le culture, che si getti uno sguardo alla meditazione zen, allo yoga, all’ipnosi ed a moltissime altre discipline spirituali. La nostra interpretazione psicologica nulla toglie al fenomeno che comunque può instaurarsi quando praticato attraverso un allenamento specifico o, occasionalmente, occorrere nella vita quotidiana. Ma se poi ci si riferisce alla esplorazione ed al suo utilizzo, allora è bene chiarire che nulla avviene spontaneamente in tal senso. Insight improvvisi ed inaspettati ci raggiungono molte volte dalla profondità del nostro Io, ma diversa cosa è “andare a caccia” di noi stessi. Il lavoro con la trance, ad esempio, sia che ci riferiamo all’autoipnosi che all’hypnodrama come praticati nel nostro atelier, è un insegnamento che in alcuni suscita resistenze, perplessità, insomma un "safari" che può essere temuto, anche se si è motivati  a riceverlo: accettiamo di sognare la notte, ma cosa diversa è ritrovarsi a farlo nel corso di un laboratorio insieme a compagni di viaggio che performano le loro abilità e risorse creative. Tuttavia, il tempo sa lavorare in profondità, come il vento e l’acqua ed un motivato investimento in pratica spesso raggiunge, anche presto, notevoli risultati. Basta uno schiocco delle dita dell’operatore, una volontaria chiusura degli occhi, un segnale che ci diamo internamente, un silenzio prolungato nel setting dramma terapico, una scena dove siamo spinti a far lavorare attore e personaggio insieme ed intensamente, una emozione significativa per noi …ed ecco che avviene la discesa dentro, abbandonando la scena di fuori o facendola coesistere, come nell’hypnodrama. Il viaggio verso l’autenticità –abbiamo già dibattuto tra verità ed autenticità- ha inizio e la nostra parte è “recitata” con la "voce" che ci appartiene, ad onta di quella che esigerebbe il testo, il personaggio, il director. Infrazione creativa che fa lavorare il processo drammaterapico verso una nuova definizione di noi stessi e del canovaccio ed i suoi simboli. Dopo, si tratterà di considerarle con l’aiuto dell’Io cosciente, raziocinante insieme alla calda compagnia del nostro vissuto e delle sue emozioni.

mercoledì 15 settembre 2010

Drammaterapia, Kafkiane trasformazioni verso il Cambiamento

Dalla superficie, nel travaglio del processo esterno dell'Imput, allo spazio
medio interno,  dove coesistoni dimensione conscia ed inconscia,
alla profondità nell'hypnodrama, nella rielaborazione verso l'Output

Il filo d'Arianna della scoperta interiore

Drammatizzazione

La condivisione del Processo Drammaterapico

Distanza Estetica e Scelta Mondana


Elogio alla Peplessita ed allo Stupore


Foto di scena; Laboratorio di Sorytelling ed Hypnodrama, Il Principe Rospo, 10.09.10,  Claudio Gioacchini Photographer All rights reserved. Powered by Atelier Liberamente



domenica 5 settembre 2010

Drammaterapia: Fabulare attraverso la Danza. Laboratorio di Storytelling ed Hypnodrama, venerdì 10 settembre 2010

Testi di F. Pitorri
Conduttore E. Gioacchini

La fiaba, nell’immaginario collettivo, ha la stessa dimora del sogno, è il luogo dove tutto è possibile e dove tutto, nella maggior parte dei casi, giunge ad una soluzione. Il percorso di entrambi può essere disseminato di difficoltà e pericoli, ma poi il finale sembra preservare quasi sempre l’interesse dell’attore. La fiaba è il sogno trasportato nella realtà, ad infrangere barriere e limiti, a mettere alla prova le abilità e le risorse, e qualche volta anche ”a dura prova” l’ascolto del bambino e dell’adulto. La fiaba non è storia. Per dirla con Gill & Brennan è l’esercizio più intenso di quello che gli autori definiscono “attività al servizo dell’Io”. Si entra nella favola e se ne riesce. In altre situazioni, che appartengono all’ambito della patologia, invece ci si vive attaccati senza lasciarla, confusi tra realtà e sogno, paura e dolore, senza quella necessaria distanza che, alla fine del racconto, ci riporta con “i piedi per terra” ad utilizzarne il messaggio, che questo lavori in modo manifesto o inconsapevole, poco importa.
In questo laboratorio, i partecipanti entreranno nella fiaba, amministrandone la sintassi, la possibile evoluzione ed in questo la tecnica dell’hypnodrama è magistrale. Rospi o principi, principesse o piccole fiammiferaie, vi sarà per tutti l’esercizio della “scoperta”, del “coraggio”, della “speranza”. Nessuna epurazione dei nostri conflitti nascosti, ma piuttosto ascolto della voce interna che li fa silenziosamente e meravigliosamente superare.

sabato 3 luglio 2010

Drammaterapia: l'hypnodrama di ieri

@ director

Riassumiamo brevemente il metodo che ci ha diretti ieri, una iniziazione chenecessta di essere processata dal gruppo e dai singoli partecipanti, perchè complessa, mentre d'altra parte sono sempre più un vonvinto sostenitore che si apprendoo le cose mentre si fanno. Molte volte ho fatto ricorso a citazioni ed al pensiero di Milton Erickson, che, ad esempio, ai suoi allievi-stregono psichiatri e psicologi insegnava l'ipnosi "facendo l'ipnosi. Il senso sta tutto qui. Il metodo va invece spiegato.
Il canovaccio testuale dell’hypnodrama ha costituito la semplice traccia su cui si è svolta la rappresentazione della tematica. Quest'ultima, in generale, può coinvolgere dimensioni cliniche e subcliniche dei soggetti (ma deve essere ricordato che in questo corso non ci troviamo comunque in una sessione di terapia), che vanno, nel contesto appropriato, dall'ansia ed i suoi parossismi, sino alle condizioni depressive o problemi di affermazione personale, all'interno di sistemi rigidi e ad alta conflittualità sistemica. In questo caso il tema è stato scelto dal direttore, in quanto appropriato allo specifico momento evolutivo del percorso dramma terapico del gruppo. Vale a dire quello che va ad esplorare la dimensione psichica profonda del soggetto, con una "provocazione" che tocca l'area psicogenetica fondamentale, quella che si riferisce alla dimensione parentale. Esso costituisce uno stimolo interlocutorio alla espressione libera dei partecipanti, in una conduzione tuttavia molto direttiva che tende a proporre alternative alla legittima pregiudiziale con cui noi ci interpretiamo tuttavia "sempre gli stessi". Le parti vengono inizialmente assegnate in modo rigido, rispetto poi alla successiva evoluzione dello stesso personaggio all’interno della performance interpretativa, che ne esplora le possibilità. Questo deve essere spiegato in anticipo alla prestazione e questo, infatti è stato fatto nel breve briefing che ha preceduto la piece. Ogni partecipante è in costante formale conflitto e "confusione" tra quanto vorrebbe poter esprimere del proprio naturale ruolo-ruoli e quanto suggerito dal copione, questo permette alle parti celate di sé di trapelare e rendersi manifeste sulla scena dell'Io recitante. Il destino ideale dello psicodramma, in questo caso, spesso è un capovolgimento dei ruoli preformati, quali suggeriti dal direttore, che cerca di agevolarne la spontanea espressione, aiutato dalla pre-indotta condizione di modificazione dello stato di coscienza.. Il cinico, il sadico, il penitente, il passivo, l'attivo, l'insicuro, l'espansivo ed estroverso, il contratto, come concepiti dal linguaggio comune tradiscono man mano la loro forma originaria e l'analisi di quel passaggio, attraverso il drama, mette in luce le autentiche risorse e prigionie del soggetto, i percorsi della strutturazione dei propri ruoli, la contemporaneità di quelli acquisibili. Il target non è -ancora una volta- una riuscita "recitazione", ma piuttosto un nascemte interrogativo su chi siamo e cosa potremmo essere.
Dibatteremo ancora su questo tema, con i contributi della vostra esperienza. Grazie

venerdì 25 giugno 2010