L'Atelier LiberaMente è uno spazio aperto, nella misura in cui va consolidando il suo pensiero e la sua pratica. Un blog permetterà di estendere l'area comunicativa, un "drama" allargato delle idee e delle competenze. Director, E. Gioacchini







sabato 24 aprile 2010

Drammaterapia. evviva la Rapina del secolo! Il Silenzio che Balbetta! L'Affare senza Titolo!


@ director

Desidero dedicare un brano a quella coppia "scoppiata" ed irriducibile. Al suo lamento ritmato dalle pause dell'indecisione che vanifica il dialogo se l'altro non coglie. Alle due anime inquiete di se stessi e dell'altro, a decidere quale sipario venne mai alzato e quale abbassato per stare in tali guai. Alla loro danza dell'abbandono, mentre nessun passo, per quanto delicato, potrebbe restituire "immacolata concezione" di un amore indistruttibile, dice lui. "Emorragico", fa capire lei. Al silenzio che balbetta. Al ricordo che fa male. Alla carezza diventata sterile e poi all'urlo del non aver capito in tempo, del "dove eri?" Alla angoscia che"non ci sarai". Alla alla loro voglia di ricominciare, dentro lo stadio di due curve, che strillano slogan gratuiti. A giocatori che stanno facendo già un'altra partita.
E voglio anche regalarla questa musica a quell' "affare" che non si farà mai, lì, sepolto nel "giardinetto" delle cose vere e care, che ti fanno finalmente difendere dalla ragione dell'altro. All'insistenza. Al sussieguo così paurosamente rispettoso nel dire "non ci sto". Alll'incoscienza di non accettare dinieghi perchè si sta facendo la "psicanalisi" dell'insicurezza dell'altro. Ad un caffè diventato freddo nel percorso dalla stada al giardino. Al sorriso che potrebbe esserci, nato solo ora, mentre si manda all'aria titoli, "sottotitoli", azioni e "rinunce"!
E poi, destinarlo  -questo brano che si ciba di tutto, senza cataloghi e prezzi civetta- a quei due disgraziati di banditi nell'improvvisazione, che destinano tutta la loro incosciente imperizia ad un terzo, Carlo o chissà chi, che non li convince, che si può mettere, togliere, fargli fare il palo, dargli la pistola e...chiamarlo all'ultimo momento. A loro queste note, nella rapina più stonata del mondo, mentre progettavano che fosse quella del secolo! E che lo sia, una buona volta, che si usi la pistola che fa bolle di sapone e ci si spaventi che la polizia non sia stata chiamata, che il cassiere ti offra un tè, dopo averti cazziato, solo perchè invidioso e che le porte s'incastrino nell'uscita ed il direttore si scusi dell'inconveniente, aggiungendo all'ultimo momento una bella mazzetta nel sacco sulla tua spalla, sinistra, mentre sull'altra, la destra, una pacca pesante proprio dove hai l'artite da pochi giorni: " Bene, ne avete avuto di coraggio, ragazzi, alla prossima"! A voi due, destituiti dell'incognita, della paura, traditi proprio da Carlo, che appoggiandosi al palo l'ha fatto cadere, sulla macchina del direttore, che sta sulle "palle" al cassiere, che darebbe via anche la moglie, obesa ed in eterna vestaglia, pur di essere al vostro posto...prima, mentre ora... mentre vi parlate da due celle confinanti!
La dedico ad Azzurra che si dà il "via-ciak" da sola, al tenero orgoglio di Nero, al pianto-allegria di Beatrice, al perfezionismo di Faber, al retro-pensiero di Sole, alla scomodità di un "giardinetto" perduto dell'ospite suadente.



Video: A Te, di Jovanotti. Si ringrazia Estremoneo per l'utilizzo di questo video

La Pizza dell'Atelier

@ director

Se ipnosi stasera c'è stata, nel laboratorio che abbiamo avuto, è stato forse solo a causa del fatto che quando si entra in situazioni di role-play ed il "gioco" diventa l'esercizio del drama (quel mettere fuori, dovuto allo stimolo che obbliga al pescaggio personale più profondo), lo stato di coscienza indubbiamente si modifica e come nei bambini che vivono veri" i propri giochi di ruolo, anche il gruppo ha giocato le situazioni proposte, diverse ed anche paradossali.
Eh sì, perchè è certamente un poco originale che un uomo ed una donna, banditi maldestri, ma estremamente convinti di concertare gli ultimi preparativi di una "rapina" (Azzurra  & Faber), possano discuterne ad un tavolino di un bar! Ed altrettanto strano è che la possibilità di un "grande affare" tra una forse-abbiente-signora della Roma-Bene ed un un "venditore" di titoli insistente ed affatto convincente (Sole e...un ospite abituale), diventi una schermaglia di "non mi convince...", lei e lui "non la vedo convinta!". E che dire della coppia che annuncia una prossima separazione, in un ping pong di rifiuto sofferto, irreparabilità e poi, di nuovo, "ma si riproviamoci!";ed ailati una folla di fan divisi tra i due personaggi, su due fronti contrapposti, a tifare "il rispetto delle proprie idee e convinzioni" dentro quello del personaggio-interprete.
Motle osservazioni interessanti nel video che prossimamente metteremo in onda, molta difesa dei pregiudizi. Molta, troppa attenzione a performare "bene" passaggio da superare, ovviamente, verso il "provare ad essere", misurando la distanza tra interprete e personaggio, alla ricerca della sintesi, sempre in equilibrio precario tra "come sono, come vorrei essere e come mi vogliono...".
Nella "pizza" finale, ultimi ospiti di un locale in chiusura, il gioco di resistenza di Sole tra parti di sè curiose e rispettose ed altre ribelli e reazionarie! La sua mano decise di restare "immobile", piuttosto che alzarsi. Troppo immobile per essere tale, dato che difficilmente si sarebbe poi alzata, anche quando Fenice82 l'aiutò (passato remoto voluto). Diciamo che la sua resistenza stava dando il vettore di forza in basso, piuttosto che far vincere l'accondiscendenza al "comando" che desiderava portarla in alto ...e finiva, comunque, per obbedire...a non muoversi affatto!
Se non riesci portare una cosa in "alto", perchè la salita ti rende la strada difficoltosa, conviene avviare una discesa in una rincorsa che supererà inavvertitamente il disdivello critico. Mai prendere le cose di punta! Preferibile aggirare gli ostacoli, perchè vincano i "fatti" e non solo il "principio". Come Azzurra, che, nello spettacolo dell'altra compagna, faceva le prove silenziose con le proprie...resistenze! Buonissima pizza. Buonanotte ai miei attori.

venerdì 23 aprile 2010

Autoipnosi: Introduzione all’Ipnosi ed all’Autoipnosi

@ director

Quello che troverete in questo scritto deve essere considerata solo una generica introduzione alla conoscenza dell’ipnosi e dell’autoipnosi ed in particolare delle tecniche messe a punto dal nostro gruppo. E' fuori di ogni dubbio che un approfondimento maggiore non può prescindere da una guida più diretta e personale, sia che ci si riferisca ad un Training per le Risorse e, a maggior ragione, nel campo della psicoterapia ipnotica. Anche per l’apprendimento dell’autoipnosi, infatti, è importante che questo avvenga attraverso un approccio didattico diretto e, in ogni caso, guidato da un professionista del campo (psicologo o psichiatra); e questo per voi avviene attraverso i nostro modulo di Laboratori di Autoipnosi. Bisogna inoltre considerare che ogni apprendimento è più efficace quanto più è personalizzato al soggetto e spesso anche in deroga alla tecnica più valida e strutturata.
Milton Erickson, pioniere dell'Ipnosi moderna, a riguardo era solito affermare che è il paziente a fare la terapia; anche in questo caso l’ipnosi e l’autoipnosi passano necessariamente per le motivazioni e le risorse personali del soggetto, l'abbiamo già detto. Tuttavia le nostre informazioni sulla materia desiderano contribuire a togliere dal campo molte false credenze sui poteri magici e taumaturgici della pratica ipnotica, come anche molti pregiudizi negativi ed acritici esercitati da parte di rispettabili uomini di scienza che, tuttavia , non hanno una buona conoscenza dell’ipnosi e delle sue potenzialità come strumento di milgioramento della persona, oltre che di terapia specifica. Siamo grati a tutti gli studiosi che nel passato si dedicarono allo studio della fenomenologia ipnotica, esplorando tra psicologia e fisiologia del sistema nervoso, come Franz Anton Messmer, Jean Martin Charcot, Joseph Breuer, Sigmund Freud ed altri. Questi uomini hanno gettato le basi per lo studio "scientifico" dell'ipnosi e delle sue applicazioni in campo medico e psicologico, come pure per l'investigazione di alcuni meccanismi spicologici e psicopatologici e del funzionamento della mente; tuttavia, fortunatamente oggi si è assai lontani da quelle prime esperienze investigative che interpretavano la suscettibilità ipnotica (suggestibility) come elemento rivelatore di "isteria".
Una lezione di Charcot alla Salpetriere, Parigi
Qui di seguito vi è la trascrizione esatta di parte di un incontro didattico tenuto dal sottoscritto con un gruppo di "apprendisti stregoni" (!) nel 1985-86, nell’ambito di un corso di perf.to in Neurofisiolofgia delgi Stati di Co, ideato e promosso da me in veste di coordinatore, all'interno del Dip.to di Scienze Neurologiche dell'Università  "La Sapienza" in Roma e rivolto a medici e psicologi. In questo incontro il didatta introduce gli allievi alla comprensione dello stato di trance, ma allo stesso tempo, li incoraggia a sperimentare la tecnica nel corso della "lezione", lasciandoli sempre con un apprendimento che può essere utilizzato istantaneamente. Egli utilizza uno stile dinamico ed umoristico per spingere tutti ad un apprendimento più rapido: spiegare l'ipnosi facendo l'ipnosi. Questa tecnica di induzione della trance è definita di tipo "indiretto". Non vi è l’ipnotista che attraverso "comandi", le formule di rito, induce lo stato di trance, ma piuttosto i contenuti e la forma del discorso, comprese le modalità comunicative più fisiche, prosodiche (tono, inflessione, pause, ecc), sono mirate ad indurre lo stato di trance. Di questo processo ovviamente il soggetto è messo al corrente. In questo modo, gran parte delle "resistenze" spontanee al trattamento sono superate, perché il soggetto non è posto in una "ufficiale" condizione di "esame", dove gli è richiesta una buona performance e dove quindi l’interferenza di fattori emotivi e conflittuali può più facilmente pregiudicare il risultato finale. Insegnare l’ipnosi attraverso l’ipnosi era una delle tecniche cui Erickson ricorreva più facilmente, rompendo quindi gli schemi di quell’ortodossia dell’insegnamento che scindeva tra momento didattico ed esperenziale. Anche in quest’introduzione all’ipnosi ed all’autoipnosi si ricorrerà frequentemente a brani e stralci di comunicazioni didattiche, venendo così a configurare una sorta di simulazione scritta di quello che avviene nel corso di un incontro mirato all’insegnamento dell’ipnosi. Allo sguardo più smaliziato saranno evidenti nei vari passaggi tutte quelle tecniche di comunicazione e suggestione ipnotica (truismi, doppi legami, dissociazioni ecc.) che costituiscono la trama dell’induzione, ma per chi si avvicina all’ipnosi ed alla sua fenomenologia piuttosto "digiuno", sarà sufficiente la comprensione dei semplici contenuti esposti.

Situazione: Ci troviamo nella sala conferenze di una Clinica Neuropsichiatrica in Roma (Villa Giuseppina) in convenzione con il Corso di Perf.to. Siamo nelle prime ore del pomeriggio di un giorno di Aprile del 1986, esattamente di 24 anni fa. Dopo una prima chiacchierata informale con gli allievi, tesa alla reciproca conoscenza tra questi e il didatta, si introduce l’argomento dell’ascolto in trance e delle modalità attraverso il quale suggerire al soggetto il corretto atteggiamento mentale verso la nuova esperienza. Il didatta passeggia lentamente ad un estremo della sala, in direzione ortogonale rispetto all’uditorio, sollevando frequentemente lo sguardo ora verso un allievo, ora verso un altro e rivolgendo una comunicazione chiara e lenta, con molte pause.
(le parole in corsivo sono espresse più lentamente)
"Ora inzio con il dirvi qual'è il tipo di ascolto più utile da fare in ipnosi e magari... cercate di sperimentarlo, valutandolo mentre mi state ascoltando…Quando avete di fronte a voi un soggetto o più soggetti…apparentemente disponibili ad un’esperienza di trance, che per loro costituisce magari la prima esperienza di trance, è importante che gli suggeriate indirettamente, ma a volte anche con rassicurazioni dirette...
-non è quello che sta facendo ora il didatta con gli allievi?-,che si tratta di una situazione, di un’esperienza solo apparentemente nuova. Ciò che cambia…rispetto alle altre situazioni di trance, più o meno profonde, che sicuramente hanno sperimentato, come tutti
– il didatta si ricollega a quanto aveva già illustrato il mattino riguardo alla trance della vita quotidiana, a quelle parziali ed inconsapevoli situazioni di trance spontanea che tutti sperimentiamo, in differenti situazioni-,
... è la loro capacità attuale di esserne osservatori più coscienti e di stare…per cominciare ad aprire…una speciale collaborazione tra conscio ed inconscio…
-attraverso questi ultimi passaggi ed i successivi, il didatta sta cercando di creare effettivamente quello che in termini tecnici è definito legame conscio-inconscio-, che poi sarà riconoscibile nella formula "visibile" della trance ipnotica...Per questo vi ho detto ’cercate di sperimentarlo, valutandolo mentre mi state ascoltando’. Ognuno diventa sperimentatore ed esperimento con se stesso, della propria capacità e delle proprie modalità di andare in trance, per gradi leggeri…,via via più profondi ed assolutamente personali dello stato di trance.
Così l’ipnotista che vi sta dinnanzi non è lì a valutare se la vostra risposta è giusta, corretta, non può attendersi che voi ricalchiate fedelmente un copione prestabilito, né deve suggerirvi che voi lo recitiate…Piuttosto il conduttore della situazione sta lì ad imparare…quale è e può essere la vostra esperienza della trance, come può essere aiutata. Si delinea così ben chiaro, come vedete, che la situazione di trance è una situazione assolutamente ‘sperimentale’, sia per il soggetto sia per il conduttore, dove possiamo riconoscere un processo graduale di apprendimento alla positiva modificazione dello stato di coscienza; con caratteristiche estrinseche, quali i suggerimenti dell’ipnotista ed intrinseche: la personale attitudine del soggetto alla trance (grado di suggestibilità), le sue motivazioni, il suo pensiero, la sua sensorialità, il rapport che si crea tra i due, ipnotista ed ipnotizzato, e tra quest’ultimo ed il setting ipnoterapico. Tutto questo aiuta il soggetto a mettersi a suo agio, ma non vuol affermare che egli "debba sentirsi a suo agio". Come vedete, questo indica fin dall’inizio che egli è libero di esprimersi e che tale possibilità gli è lasciata anche durante il lavoro successivo.
Ad esempio…anche ora, tra noi, eventuali piccole resistenze, presenti all’inizio, possono non essersi sciolte con questo discorso formalmente logico e ben ordinato…, ma all’inconscio non piace solo l’ordine e la logicità…, quello che deve essere assolutamente evitato e la generalizzazione delle risposte e degli approcci in ipnosi. Un soggetto che sia un ‘buon soggetto ipnotico’ non lo saprà mai se non incontrerà l’ipnotista giusto! Evidentemente alludo alla situazione ipnotica giusta, dove certamente giocano un ruolo fondamentale anche i modi e le strategie dell’operatore. Ma resto sempre del parere che, aiuto a parte, una buona ipnosi la fa il soggetto, non l’ipnotista”.

Foto: Une leçon clinique a la Salpêtrière, Pierre André Brouillet, 1888

giovedì 22 aprile 2010

Drammaterapia: dolore vero, dolore fantastico, dolore immaginario verso la catarsi

@ Nero

Chiaro ed esplicativo come sempre, director, ci illustri la via da seguire per sperimentare percorsi nuovi e sconosciuti, che lasciano a volte sconcertati, ma mai annoiati. Basterebbe questo a convincerci di star facendo il nostro bene, eppure... Eppure a volte siamo recalcitranti e intimoriti, sovraccaricati da costruzioni mentali passate, atteggiamenti consolidati e stampelle ormai inglobate al nostro essere. Che fatica strapparle via, che dolore -solo immaginario- nell'attimo prima del tuffo verso una nuova esperienza... Poi solo leggerezza e tranquillità. Questo ciò che provo e, curioso come una scimmia, non ci rinuncerei per nulla al mondo.



Drama Therapy, Pain & Delusion
CDIOT 2010

Drammaterapia: tra movimenti dentro e movimenti fuori




@ Libertà


Ho trovato un altro segretario, il director! Eh sì, non mettetevi a ridere, anche questa è una risorsa!
Ancora una volta, la vita mi ha stupito e proprio questo gesto, apparentemente non-importante, per me assume un significato speciale, perchè non avrei mai immaginato che un "director" diventasse -anche se per mezz'ora- il mio segretario e giuro che non si stava "recitando". Ancora un ultimo spunto a varcare questa mia difficoltà. Sono profondamente convinto che intorno ci siano persone che ci possono accompagnare nel nostro percorso.
Momento straordinario, quando, due incontri fa, con il gruppo ho espresso nella danza tutto me stesso. Magico. Eravamo in molti, ma per qualche istante non ho avuto più nessuno intorno; esistevo solo io e niente e nessuno avrebbe potuto influenzare le mie sensazioni ed i miei pensieri. In questa assenza di spazio-tempo, mi sono mosso spinto da qualcosa che non conosco ed ho sperimentato una sensazione di verità e forza veramente belle.
Quello che ho provato ora -avendo già avuto precedenti esperienze analoghe- è stata in fondo la "libertà". Eh sì, proprio come il mio nick, quest'anno! Ricordo che nel passato i miei occhi scrutavano quello che mi circondava, preoccupato degli altri: faccio ben, faccio male, sono ridicolo, vado a tempo di musica, cosa sto facendo? Invece, in questa ultima situazione, tutto spariva e l'unica cosa era io ad esprimere quello che si muoveva in me, verso gli altri e con gli altri.

mercoledì 21 aprile 2010

Autoipnosi: una delicata istruzione che si prende cura di noi

@ director

Leggerezza, rilassamento, pesantezza, leggerezza,  allungamento, sollevamento, abbassamento, estraniamento, silenzio, vuoto, contatto, isolamento, dilatazione, restringimento...le variabili psico-fisiche, che intercorrono ad accompagnare i processi d' induzione ipnotica sono tante quante le specificità degli individui. Nelle prime induzioni, sia che si tratti di ipnosi che autoipnosi, viene a realizzarsi una nuova sintassi del "sentire" e "percepire" del soggetto, con modificazioni non solo "immaginifiche", ma anche fisiologiche di molti parametri vitali, come battitto cardiaco, respirazione, pressione arteriosa, conducibilità cutanea. Va da sè ricordare che un buon rilassamento certamente non si accompagna ad una respirazione faticosa o a una tachicardia e lo stato ipnotico accentua tutto quanto va verso una omeostasi dei processi mentali e fisici. Il soggetto è ora orientato verso se stesso ed le "istruzioni" che riceve o si sta dando, con una relativa esclusione di tutto quanto avviene intorno a lui. Questo atteggiamento "introversivo" della sua psicologia, tuttavia, non annulla in lui la consapevolezza di dove si trova e di quanto si sta svolgendo, anche al di fuori di quanto costituisce la relazione con il conduttore, ma piuttosto questa perde "importanza", salvo a riaquisirla in caso di improvvisa necessità. L'orientamento verso l'interno dei suoi processi, lo fa momentaneamente "non interessato" al "fuori". A questa condizione di momentanea dissociazione della coscienza dell'Io, amche nella trance più profonda, soprassiede comunque una unità intima, un "governatore" previdente che permette di orientare l'interesse verso alcune cose, deviandolo da altre. E' di comune conoscenza di quanti hanno sperimentato l'ipnosi e l'autoipnosi, che qualsiasi situazione improvvisa e potenzialmente negativa che occorra durante lo stato di trance provochi immediatamente il "risveglio" dell'Io cosciente, secondo quella che è la scala di valori e significati propria del soggetto. Il corpo può venire "dimenticato", questo ci ha detto nella sua breve recente descrizione Libertà, e può esservi -anzi questo avviene più si è "dentro"- la inconsueta sensazione di "dimenticarlo", perdere la percezione di parti di esso, salvo assolutamente ritrovarlo e riprendereselo all'uscita dell'esperienza! Un silenzio originale intorno al soggetto, come compreso all'interno di una confortevole e tranquilla sfera, si coniuga con la possibilità di rendersi conto di suoni e rumori più distanti. Originale, in questo senso, sono le descrizioni del tipo: "un grande silenzio intorno a me eppure c'erano tutti i suoni di quanto avveniva poco più distante". In questo caso, abbiamo l'esemplificazione simbolica -attraverso il senso dell'udito- di quella momentanea dissociazione, splitting della coscienza dell'io, divisa tra quanto accade dentro al soggetto e quanto è fuori di lui: il silenzio vicino ed i rumori più distanti. Mentre sappiamo bene che i decibel che comunque vanno a stimolare il nostro senso dell'udito comunque si sommano e danno un risultato globale al nostro orecchio, non certamente suddiviso in intensità per zona di origine! Intelligenza, affettività, modello del mondo del soggetto orientano tutta l'espressione dello stato di trance, che, quindi, varia in caratteristiche da individuo ad individuo, fatte salve alcune peculiarità costanti che gradualmente conosceremo e saranno discusse. Tutto quanto vado speigandovi è perchè quando si fa un viaggio, è essenziale sapere quali paesaggi s'incontreranno e poi soprattutto quale sarà la destinazione, mentre sappiamo che lo scopo è la conoscenza di noi stessi all'interno del lavoro con il teatro, verso le nostre risorse. Questo tipo di viaggio, non può avvenire se non è "partecipato", non può essere proprio del tutto anche spiegato, se non è sperimentato, ma promette spettacoli, pieces, movie, lungometraggi, slides di foto e conoscenze davvero inimmaginabili nel privato proiettore della mente.
Il fascino di una particolare passeggiata dentro di noi, a vedere, annusare, udire, toccare, sfogliare pagine ingiallite e volumi nuovi, pronti per essere scritti. Dire...allegramente...cosa si vuole di più?!

Autoipnosi. fidarsi di noi, come volare...


@ Sole

Salve a tutti, sono rimasta colpita dal post di Blue sull'incontro di autoipnosi. E'confortante sentire che la sua esperienza di trance e stata piacevole, per me che ho una certa difficoltà a lasciarmi andare, per timore di perdere il controllo. Ho provato anch'io una sensazione di rilassamento e di leggerezza, ma è ben lontana dalle esperienze descritte dei nostri amici. So che dipende molto da noi, che, chiusi nel nostro guscio -di cui parla Beatrice in un bellissimo intervento-, ci impediamo di aprirci a nuove esperienze, per proteggerci ed evitare di "soffrire". Spero che insieme a questi nuovi amici, io riesca finalmente a volare.


Sole, modulo di Danza-Movimento.
Atelier LiberaMente, 11 aprile, 2010

martedì 20 aprile 2010

L'ipnosi e la resistenza alla trance. Lavorare con le Resistenze

@ Libertà

Come al solito con tanto ritardo e tanta difficoltá. E un mondo che non fa parte di me quello dei computer e quindi devo chiedere costantemente aiuto. E questo mi disturba. Sarebbe piu semplice apprendere, ma chissa perché non mi decido? Forse é giusto che "mi" disturbi. Tornando a quella sera di giovedi, personalmente ho avuto in passato giá esperienze del genere con il Director che mi hanno lasciato sempre un senso di "estraneitá" verso tutto quello che mi circondava. Anche quando poi, a sessione ultimata, siamo scesi in strada, tutti i compagni di viaggio mi sembravano estranei. Ero come chiuso in un recipiente tutto mio. Un altra grande sensazione che ho avvertito fisicamente era costituita dalla percepzione soltanto delle estremitá di miei arti, la punta delle ditadelle mani e dei piedi. La mano apoggiata sulla mia coscia non la sentivo pù, ma solo l'estremità delle mie dita. Un gran "vuoto" nella testa, una assenza di pensiero. Ero molto con me stesso, come se il gruppo non esistesse. Scusami  gruppo! il Director afferma che l'autoipnosi puó aiutare l'essere umano a ritrovarsi. Se lo dice deve essere così. Forse e proprio questo che fa resistenza dentro di me. Ma proprio dov'é la resistenza, c'é la strada. Proprio per questo continuo a far parte dell'Atelier Liberamente, perché questo lavoro con il teatro non mi permette di accomodarmi sul cammino percorso. Lo straordinario di tutto questo  é una dolce scoperta continua; ormai ho capito che non c'é arrivo; ogni punto é una ripartenza. Grazie Ermanno grazie gruppo.


Spartaco in un momento della rappresentazione corale della fiaba.
Atelier LiberaMente, 11 aprile, 2010

L'ipnosi e i "disegni della mente"

@ director

Quanto trovo descritto negli iniziali commenti di coloro che hanno partecipato al primo incontro del training in autoipnosi, ricalca un copione classico delle descrizioni che tipicamente  fanno gli "argonauti" dell'ipnosi alla prima esperienza, con la coloritura sempre interessante di tutto ciò che evidentemente si riferisce alla personalizzazione della situazione. Quest'ultimo dato è fondamentale: memorie, percezioni, sensorialità, personalità ogni soggetto, dunque, individualizzano ogni esplorazione nel campo e di questo ho già discusso nella dispensa. La modificazione delle coordinate temporo-spaziali è, ad esempio, un dato costante che contraddistingue lo stato di coscienza ordinaria da quello di coscienza modificata (mi riferisco alla percezione di un tempo accorciato od allungato e alla sensazione di sentirsi dislocati in uno spazzio differente, alto, basso, comunque diverso da quello in cui ci si trova); ma ogni individuo tipizza l'esperienza ipnotica ed autoipnotica secondo dati che riguardano specificamente il suo modo di essere e sentire.
In questo senso, anche l'atteggiamento e la motivazione verso l'esperienza ipnotica sono importanti ai fini di una facilitazione o meno dello stato ipnotico auto-ipnotico che si vuole raggiungere. Ad esempio, il resoconto di Azzurra ci dimostra come sia possibile, in seno alla stessa sperimentazione, cambiare o accorgesri di aver cambiato atteggiamento rispetto a quanto può avvenire, sta per avvenire o è già avvenuto. La reazione divertita di sorriso a quello che lei stava sperimentando giovedì sera, un sorriso tutto interno e frammisto a curiosità, dimostra inoltre che in effetti può aver luogo soltanto ciò che la condizione permette e personalmente non reputo assolutamente conveniente forzare i soggetti o consigliarli di entrare in competizione con loro stessi. Quest'ultiomo sarebbe un atteggiamento "nevrotico", conflittuale, che non agevolerebbe il rilassamento tipico della condizione ipnotica. L'atteggiamento di curiosità e spirito di avventura, il lasciare che la mente osservi tranquilla l'evolvere della situazione verso una fenomenologia più leggibilmente "ipnotica", al di fuori di ongi tentativo di misurazione di quanto si stia "dentro" e quanto "fuori", è la posizione ideale che si vorrebbe in ogni soggetto che desideri conoscere e utilizzare questa grande risorsa. La garanzia che in circostanze di addestramento come la nostra, nulla possa avvenire se non passa attraverso un consenso personale -il contratto iniziale tra il soggetto il conduttore-, facilita l'orientamento verso lo stato ipnotico, non più vissuto -come può capitare- quale "perdita di controllo".
Blue, da quanto descritto, pur nel contesto di un'esperienza da lei riferita stimolante e gratificante, credo abbia portato "dentro" l'interferenza di un mancato warm-up all'esperienza autoipnotica (pure iniziale). L'annunciato ritardo del suo ingresso nel gruppo riunito può aver costituito la "affannata rincorsa" di fenomeni che oscillavano tra il pescaggio in esperienze simili (lei è veterana nella pratica yoga) e la ridefinizione dell'attuale, comunque fondamentalmente diversa. In effetti, pregiudizi buoni o negativi incidono su quanto di simile a quello che noi possiamo aver già sperimentato; questa è una regola che scontiamo favorevolmente o meno in tutta la nostra esperienza di vita. Una caratteristica evolutiva, che salva statisticamente quanto è più adattivo alla sopravvivenza del singolo-gruppo-specie a discapito dell'individualità. Tuttavia, l'individuo umano (o avatar in questo caso!) ha la capacità di modellare la propria esperienza, inducendo cambiamenti in quanto il genotipo avrebbe rigidamente previsto per lui, senza necessariamente l'intervento delle mutazioni -processo di re-interpretazione. Quindi, abbasso i pregiudizi negativi, le leggende metropolitane, le favole, le dicerie, gli ingiustificati timori rispetto a quanto d'ipnotico noi già sperimentiamo nella vita quotidiana costantemente, consapevoli o meno del fatto! Ma questo fa parte della seconda lezione in programma...e quindi mi fermo qui, auspicando i vostri interventi in questo wall graffiti per una stimolante avventura tra i disegni della mente.

Naturale, improvvisa e sempre nuova, la neve che ha coperto Roma,
mezza addormentata, nell'inverno appena trascorso, è uno spettacolo ipnotico
che non ci chiede consensi, ma ci coglie "dentro", ridesignando i luoghi

domenica 18 aprile 2010

Autoipnosi: lavorare con la nostra "ombra"


@ Blue

Non è certo da poco tempo che io partecipo al lavoro di drammaterapia, né posso dire di essere totalmente “digiuna” delle tecniche di ipnosi ed autoipnosi. Eppure, lo stupore, dopo l'esperienza di giovedì scorso, è stato intenso come la prima volta che ho sperimentato queste tecniche.
Sentire che le mie mani agivano, trovando un'altra modalità di muoversi, senza la mia volontà cosciente a comandarle e, al tempo stesso, accorgersi che erano ancora le MIE mani, è stato ...non trovo la parola.... inebriante? Eccitante? Non so dirlo bene.
Forse se qualcuno mi avesse raccontato una cosa del genere, avrei provato un pizzico di paura, di sgomento, legittimo quando si parla di “perdita del controllo”.
Non è stato così, e questo mi ha stupito ancora di più. Mi sono sentita sicura, fiduciosa in me stessa: il mio corpo, la mia mente e la mia parte – ombra, quella che non segue le regole di logica e ragione, sono un meccanismo compatto che opera per il mio bene.
Dopo è arrivato il benessere fisico con una qualità del sonno che non provavo, non dico dai tempi della culla, ma almeno dagli anni dell'adolescenza.
Il "Magnetismo" di Franz Anton Mesmer
(Moos, 23 maggio 1734 – Meersburg, 5 marzo 1815)

sabato 17 aprile 2010

La Drammaterapia e le "incursioni" nel profondo...

@ Romeo
E’ emozionante entrare nella pagina del nostro blog, appena ristrutturato, ma sempre più importante per allargare il modo comunicativo del nostro Atelier verso l’esterno: i partecipanti, i loro contesti relazionali, la società moderna. Arrivo a questa edizione da altre (seppur piccole) esperienze di drammaterapia dove ho avuto modo di sperimentare molte incursioni nel profondo. Voglio ricordare quanti ho incontrato lungo il mio percorso e che sono oggi presenti dentro di me arricchendo i miei ricordi. Apprezzo e saluto anche chi fra i precedenti mi è ancora vicino quale compagno di esperienza. Ho compreso che il lavoro che andremo a svolgere in questo Atelier è rivolto verso le risorse: elementi preziosi presenti dentro di noi e che possiamo ”tirare fuori”.

Noto anche con immediatezza che gli specchi riflettenti le immagini sulla scena del warm-up de Il rinoceronte di Ionesco si sono ora rotti, lasciando il posto ad altri interpreti: alcuni nuovi altri già conosciuti (ma mai del tutto). Nell’ultimo incontro ho lavorato bene con il gruppo. Penso che ci sentiamo molto vicini gli uni agli altri e possiamo fare tanto insieme. Il commino è tortuoso, impegnativo e difficile, ma averlo iniziato insieme significa per me tanto. Romeo.
  
Atelier Drammaterapia per le Risorse,
11, aprile 2010. Danza-Movimento Terapia

Autoipnosi, levitazione della mano...e dell'umore!


@ Azzurra


Cari tutti, volevo condividere con voi le sensazioni provate durante la nostra prima seduta del “training di autoipnosi”. Ma prima di iniziare, ci tenevo a fare una premessa: dal primo incontro, che risale a venerdì scorso, ho iniziato subito a percepire nuove potenzialità e ho attivato molta curiosità e desiderio di aprirmi a questa esperienza dell'atelier di drammaterapia. L'idea poi di non essere la sola a sondare il terreno delle proprie risorse ed incontrare persone che danno importanza alla sfera dei sentimenti e delle emozioni, tanto da ascoltarle e lasciare che queste si manifestino sotto forma di creazione (penso al nostro amico scrittore della bellissima piece "kamikaze", ai partecipanti che vi hanno recitato con trasporto e passione, e a quelli che sono rimasti a guardare con gli occhi e con la mente aperti), mi rende particolarmente felice; a questo si aggiunge lo stupore e la gratitudine per la passione, la delicatezza e la competenza con cui il nostro director ci conduce in questo cammino. Dunque, con questo stato d'animo, positivo e curioso, ho affrontato la seduta di giovedì, quella dedicata all'autoipnosi. Non voglio descrivere per filo e per segno cosa è accaduto, c'è un unico fatto straordinario, che è poi il primo che ho raccontato al mio compagno appena entrata in casa; infatti, col sorriso beota stampato in faccia e con la vocina stridula di chi è eccessivamente su di giri, gli ho gridato "Amore, ebbene sì, la mia mano saleeeee…". Ci siamo fatti una grossa risata e ho cominciato a raccontargli come e perchè sia accaduto quello che è accaduto. E lo racconto a voi come l'ho detto a lui: il mio corpo era molto rilassato, ma più di tutto, percepivo la pesantezza delle mani e delle braccia. Quando il director ha iniziato a condurre il comando del sollevamento della mano, ho percepito il puro e semplice desiderio della mia mano -forse il mio desiderio, puramente inconscio, perchè io con la mia mente stavo solo a guardare, e se devo dirla tutta me la ridevo anche...- dicevo il desiderio di lasciare andare questa mano, e così ho fatto. Non l'ho frenata, ho sentito un formicolio sotto il palmo e la sensazione che quello che era sotto il palmo fosse più pesante dell'aria che era sopra e che la mia mano tendesse naturalmente verso l'alto. Il movimento è iniziato con discrezione...ho sentito con molto stupore che si staccava il pollice dal pantalone e non ho opposto alcuna resistenza; io ero contemporaneamente quella che si stupiva (tanto da riderne) del movimento
Teatro, nel momento e magico, prima che inizi lo spettacolo. Questo è unicamente
quell'incontro  sacro tra attore e spettatore, protagonisti di una "nuova" storia.
della sua mano e quella che lasciava che ciò accadesse. Diciamo che l'esperienza, nel suo complesso, mi ha fornito una buona dose di buonumore, e la consapevolezza che questo nostro corpo può sperimentare condizioni a noi prevalentemente sconosciute, eppure possibili, condizioni fisiche, mentali ed emozionali di cui non sappiamo un bel nulla. Naturalmente accanto a questi pensieri positivi ci sono anche quelli opposti...il timore di essere troppo debole, troppo suggestionabile eccetera eccetera, ma questa è un'altra storia, so da dove vengono questi pensieri e mi stanno meravigliosamente scivolando nelle tasche...
Certamente la seduta non è stata soltanto questo e mi scuso per aver tagliato tutto il resto fuori dalla narrazione, mi scuso anche per la scrittura, prolissa e noiosa ma questo fanno anni e anni di "aridi" studi tecnici (per non parlare poi del lavoro)! Un abbraccio a tutti voi e arrivederci qui sul blog, Azzurra.

Foto: CDIOT,  9 Aprile, 2010

mercoledì 14 aprile 2010

Drammaterapia, a scuola di emozioni

@ Beatrice


Caro Director e cari voi tutti amici, mi sento di voler scrivere e comunicarvi che avete reso domenica una giornata meravigliosa, piena di vita, di entusiasmo, di donazione, di "autenticità". Ho avvertito che ognuno di noi voleva starci, assaporando ogni momento. Sono certa che è l’inizio di una nuova pagina da sfogliare attraverso la conoscenza di se stessi. Se ci son date delle possibilità, delle opportunità non dobbiamo gnorarle; sento la fortuna di trovarmi questo contesto. Lasciamoci attraversare dall’amicizia, dalla conoscenza dell’altro, condividiamo l’esperienza, accumuniamo la solidarietà. E’ vero, partiamo sempre con tanta incertezza con tanti perché, mille domande, ma sono quelle che ci portano a dire siamo vivi (e di offrire il proprio essere all’altro, per realizzare qualcosa che appartiene a tutti, come dice Maria Pina) Quanti errori , rimanere chiusi nel guscio, senza far trapelare l’altro, l’emozione, sentire il battito della solitudine, dell’isolamento che porta solo ad un impoverimento delle proprie ed altrui risorse.
Scusatemi ma mi sono fatta prendere da alcune citazioni … C’è un solo bene: sapere; un solo male: l’ignoranza. Einstein afferma che due cose sono infinite, l’universo e la stupidità. Ma perché, in questa nano-particella di universo noi che ci siamo per forza abbarbicati sopra, siamo così stupidi? Perché siamo così presuntuosi da auto-incoronarci come principi del creato e contemporaneamente distruggiamo ogni cosa alla quale possiamo arrivare? Perchè corriamo ad occhi bendati verso la distruzione di questo capolavoro?



 
Foto: CDIOT, 11 aprile 2010



martedì 13 aprile 2010

Drammaterapia: Piatto ricco, mi ci ficco! Io, Avatar...

 @ Nero
Director, compagni d'avventura, mi sono divertito. La giornata è stata dura e piacevole al tempo stesso, intensa e "breve", come tutte le cose piacevoli. Mi sento una macchina lanciata in discesa, dopo mesi di salite e tornanti. Punto tutto, come nel vecchio adagio dei giocatori di carte: "Piatto ricco, mi ci ficco".
Grazie Ermanno -volutamente personale- per l'impegno profuso e le parole d'incoraggiamento che spendi per noi. Mi dai molto, e molto mi date tutti.

@ director

Il gioco serio con le pedine invisibili delle emozioni; fuori solo i tentativi, così tipicamente umani, che lasciano controvento l'odore dell'evoluzione e del punto di arrivo personale. Che viaggio...Gianni, che viaggio! Fugare la paura con la responsabilità del rischio, ma anche chiedendo fortuna alla vita, come un clochard mai arrabbiato, che ha un sorriso anche per il nulla. Il tuo avatar è pronto, eccolo qui accando! Indossalo, senza mai scordarti di avere una pelle umana, sotto, adatta alle ideologie, agli sbagli ed alle scoperte di questo mondo e forse di altri! I forse che hanno il prezzo di milioni di anni, mentre sembrano oggi svenduti dal primo apparato tecnologico. Anche la fortuna, il caso vogl iodire, ha aiutato  tutti noi ad arrivare fin qui, pesanti di storia e leggeri di vento, se lo cerchiamo ancora, come allora, nella savana e nel pensiero eccitante dell'altro. Grazie a te



lunedì 12 aprile 2010

Drammaterapia: fondazione di un gruppo


@ Bleu

Director e Compagni di Viaggio, apro la strada io ai vostri commenti che spero saranno numerosi.
Vi ringrazio tutti per ciò che mi avete dato e vi auguro che il sorriso profondo e pieno di fiducia con cui ci siamo salutati metta le radici nel vostro cuore.


Foto: Drama Therapy, Dance Movement Stage 1, 11 aprile 2010

Drammaterapia: la stupidità, l'ignoranza, l'errore


@ director

Non si tratta di destra o di sinistra, ma del fatto che fare vignette con didascalie che beffeggiano la morte comunque -recente il disatro aereo nei cieli della Russia-, di qualcuno, di molti, dispensandola virtualmente ...non fa ridere. E non augurerei la morte ad alcuno, ma piuttosto la coscienza di credere nei valori che professa, con coerenza e senza sarcasmo. Cose distanti da quanto stiamo lavorando in questo nuovo Corso di Drammaterapia per le Risorse, ma a caldo, dopo lo stage di oggi, sto stilando questo breve report, mentre le notizie del telegiornale mi aggiornano sulla povertà del pensiero così frequente. Sarà che, come nel caso della pubblicità, non ho mai pensato come educativa l'equazione  buona-audience=qualità e credo esista un'etica del potere e della comunicazione in grave degrado.
Il nostro "gruppo", in questo iniziale processo di drammaterapia di "lavori in corso", si è detto oggi che, sovvertendo la retorica dello sbaglio, osserverà l'errore come indicazione di percorso, l'ignoranza come possibilità di apprendere discipline che altrimenti non si avrebbe, e la stupidità come quel naturale iniziale fertile stupore di chi si mette in gioco ed è pronto alla scoperta. Riformulazione di termini spesso vissuti in negativo.
Venerdì scorso, nel laboratorio serale -il primo-, dove attraverso una piece drammaterapica si è realizzata la iniziale conoscenza tra nuovi partecipanti, attori del CDIOT ed ospiti, si è redatto molto materiale, audio, video, e di quello più sensibile ed importante che si iscrive tra cuore e ragione; in sintonia con lo spitito scientifico, ma così profondamente etico di quel Cartesio che stiamo un poco celebrando nel blog del CDIOT. Avremo modo di farne redazione in commenti ed immagini anche qui, prossimamente, in un nuovo video già in lavorazione sul "KamiKaze" appena performato.
Sono contento che Michela, da quella serata in poi, abbia deciso di desistere dalla reazione di sorriso -anche se sicuramente garbato- alla scena di una persona che va in trance in cinque secondi e di un'altra che lascia, poco prima, che la sua mano leviti fuori il proprio "comando"! Non che quello che pensi Michela sia importante perchè l'ipnosi e lo stato di coscienza modificato esistano, perchè la fantasia esista, l'immaginazione e tutta quella serie di automatismi e lavori invisibili nel nostro apparato psichico siano veri! Ma piuttosto, dietro l'abbandono di un pregiudizio, vi è l'abisso affascinante di un viaggio, senza pericolo tra esplorazione ed emozioni, che lei potrebbe fare, con grande guadagno di cuore e mente.
Contento anche che una certa rigidità delle catene muscolari di Pino, come anche  è per me (tiri un pietra chi ne è immune!) abbia costituito il pretesto per parlare di quanto la "resistenza" al cambiamento sia così vicina e collegata alla "contrattura di difesa", antalgica, di un ferita fisica...e di come si possa, invece, cambiare.
Egualmente soddisfatto che Gianni, già provato e provetto attore del CDIOT, abbia deciso di "fare la guerra" ad ogni abitudine che imprigioni la possibilità di strade nuove e soluzioni creative, con il potenziale di un repertorio che non può, così facendo, che ampliarsi e farlo evolvere verso un vero AVATAR! Non conosceva molto di Cortazar ed è positivo che abbia cominciato a farlo prima che -per i conoscitori della sua produzione...- l'orologio si impadronisca per sempre del suo polso! Conto molto anche su di lui, dopo la davvero superba interpetazione del KamiKaze. L'ho visto "pasteggiarsi" la parte, come spesso sono solito dirvi. E non nel narcisistico e tutto privato spremere sul palato il senso di un gusto solitario, ma nel dare-avere, sacro, del teatro.
La mia assistente, aiuto-regia, docente, attrice, Maria PIna (mi fermo perchè è capace di arrossire anche online! senza possibilità, per fortuna, di guarigione)..dall warm-up della conoscenza del suo gruppo venerdì, alla colta conferenza e discussione sulle fiabe oggi, nello stage domenicale. Tra biologia, etologia ed evoluzione ci ha rifatto fare amicizia con l'homo abilis, con le fiabe della nonna, e con l'importante energia che sacaturisce dal lavorare in nostro "racconto" interno con gli altri.
Giuliana e l'elegia allo stupore. Quella bisaccia, vuota di pregiudizio, e piena di nulla che può, se si vuole riempire. L'intelligente lavoro della ragione a volte ci inibisce severamente. Quella severità, anch'essa retorica e morbosa che ci proviene da un super-io gravemente infarcito di proibizioni, non sempre, ma a volte, anzi spesso. Prigione e corazza psicosomatica al "nuovo". Debbo ringraziarla per lo sguardo che vuole capire e si mette in gioco. Tanto in gioco che oggi, le metafore sul sesso degli angeli, ma anche degli uomini...le venivano proprio bene!
Tonina, "svezzata" dai precedenti incontri, procede ora in modo fluido, accoglie ed è un tranquillo sensibile specchio a quanto avviene ed a cui partecipa. Questa madre-moglie straziata nel Kamikaze, non ha mai abbandonato chi andava a farsi esplodere e religioso è stato il suo silenzio-sguardo sul corpo sgualcito dalla storia del suo compagno, oramai "scoppiato".
GIaceva a terra, in resti scomposti, sotto lo sguardo di tutti e uno di quei resti si chiamava anche Mijail, 19 anni. Piuttosto che la supina e passiva interpretazione di quanto proposto lì per lì, egli ha scelto la scoperta del passaggio pericoloso  ed ambizioso tra l'essere, il non essere più, mentre si continua ad esistere ed assistere. Difficile da descrivere, se non vi si si era. Spettacolo interno che ci ha restituito incisivamente dopo, lasciandoci meravigliati.
L'autore, Federico, si è gustata privatamente e poi con esternazione pubblica la duttilità di un testo, il suo, che ogni nuova piece rende "ipertestuale" con differenti elementi ed interpretazioni e poi ha partecipato all'epilogo, facendosi olocausto insieme agli altri della tragedia già consumata e lì congelata.
Alessandro ha utilmente deciso che, dandosi un mantra al mattino ed uno serale, si può evitare l'illusorio gioco del fascino delle cose nelle vetrine della vita, a meno che il fascino non sia proprio giustificato da "cotanta maraviglia"! E' vero, la solitudine dà accesso a parti private, mentre se subita ci fa sentire sempre in credito dalla vita. Oggi ha danzato e parlato con un "padre" fantastico, nella fiaba drammatizzata, proclamando una convinta autonomizzazione dalle regole e privilegi paterni, che avvenga mai che per i secondi si debba accettare che i primi condizionino la nostra personale libertà!
Marlene Elisabeth ha danzato con le speranze! Non quelle di Cronopios e Famas (Cortazar) e non quelle ruffiane di compromesso nella diatriba tra ortodossia ed invenzione, ma la speranza vera, coltivata, che l'Equador accelleri forse, nella deriva dei continenti, la sua ri-unione con l'Europa, della figlia con la madre, dove ogni figlia è, comunque anche madre! Bella la sua trance, immediata, profonda, e, come accade in questi casi, che non lascia molta voglia di uscirne...tanto si può star bene....con la trance? Con se stessi, affermo io, a curare questo rapporto, tenero e responsabile di se stessi con la vita.
Spartaco, gladiatore di scommesse che fa sempre  con la drammaterapia, con abituato senso di vittoria! Un giorno di questi dovrò bastonarlo per il solerte servizio all' altro, testimonianza dell'esserci con. La sua danza oggi era cerimoniale di guerra, agli spititi maligni, auspicio di ricca caccia nella savana per il tuo gruppo riunito. L'ho sentito soddisfatto e questo non necessita di commenti. Anche Catia aveva il buon umore; è squisita la sua attenzione a tutto. Farò attentati a quella sua naturale e delicata discrezione che per ora ci lascia "salvi", ma promette dardi ed espugnazioni, se sà rischiare a poker, come rischia danzando leggera ad occhi chiusi, senza mai perdere il contatto con tutti noi.
Ho danzato poco, io; il malleolo non me lo permette ancora, ma la mente ha supplito, scivolando tra braccia e gambe, polsi ed angoli vivi, mentre vi muovevate. Anche Flavia si è aggirata curiosa tra i boschi delle vostre fiabe ed i mari delle scoperte senza commissione (vedi fiaba Il Principe ed il Mago). Come chi ascolta una fiaba, immagino che anche lei abbia avuto l'incontro privato con il cuore e la mente.
Vi ringrazio.

Foto: Atelier Drammaterapia per le Risorse, Aprile 1010

venerdì 9 aprile 2010

Drammaterapia: Corso per le Risorse al nastro di partenza!

Caro amico,
con la tua iscrizione all’Atelier di Drammaterapia, sei entrato a far parte di una community che si considera un laboratorio aperto all’incontro tra la “persona” e “teatro”, un percorso che elegge lo statuto drammaterapico a strumento di crescita e sviluppo della personalità. Se il suo uso più specifico appartiene al campo clinico, essa trova un fruttuoso campo di applicazione anche in quello formativo e per le risorse. La sponsorizzazione dell’Istituto Scuola Romana Rorschach che offre la sua prestigiosa sede per gli incontri e la consulenza alle attività che si svolgono nell’Atelier fornita dalla SIISCA (Società Italiana di Ipnosi Sperimentale, Clinica & Applicata) sono i referenti scientifici per il corso di Drammaterapia per le Risorse in partenza ed io, in veste di director della Scuola, insieme agli altri docenti e conduttori, sono a darti il mio cordiale welcome!
La SIISCA è una società scientifica rivolta a medici e psicologi ma che sin dal 1988 è impegnata nel campo della divulgazione scientifica al pubblico su tematiche relative alla psicologia in generale ed alla psicoterapia, come anche nell’ambito di un progetto più specifico di preparazione per i professionisti del settore, con convegni e stages professionali. A questo scopo nel 1999, alle soglie del nuovo millennio, ha creato una sua società satellite, Hypnosis2000, un organismo dedicato al dibattito con tutti coloro che non si trovano sul fronte dell’esercizio dell’arte sanitaria, psichiatrica o psicologica, quanto piuttosto a dovere valutare l’efficacia dei suoi interventi e ricerche e possono quindi associarsi al nostro organismo in veste di socio straordinario.
Nel 2002 è nata una nuova sister organisation della SIISCA, una sezione specifica denominata Hypnodrama.it, dove converge la riflessione di diversi studiosi afferenti da differenti campi delle scienze umane e positivistiche, che, attraverso un modello speculativo interdisciplinare, indagano i rapporti tra psicologia e arte, teatro e cultura. Ed è proprio in seno ad Hypnodrama.it al suo forum di discussione che è nata l’idea di un percorso che facesse proprie due cose a noi care: l’utilizzo del teatro e degli stati modificati di coscienza che esso sollecita ed, in generale, tutti gli strumenti propri del settore delle Arti-terapie, il movimento, la danza, la musica. Allora ecco che proprio la Drammaterapia è un ponte ideale d’incontro tra il soggetto e le sue parti oscure, dove risiedono risorse e conflitti, aspirazioni ed inibizioni.
L’Atelier di Drammaterapia, nato nel 2006, è al suo 5 corso, mentre nel 2009, nell’ambito della attività svolte dall’Atelier e su impulso del nucleo storico, è stato fondato il CDIOT (Creative Drama In-Ot Theatre), prima esperienza di teatro drammaterapico in Italia.
La Drammaterapia, dicevamo, ben oltre il costituirsi quale particolare setting terapeutico nei confronti della cura dei disturbi psicologici, è dunque ponte tra la forma d’arte specifica del teatro e la capacità di curare propria del “dramma”. Teatro della Spontaneità, Psicodramma, Sociodramma, Hypnodramma, Roleplay, sono tutte esperienze di una cultura psicologica e sociologica che appunto si è inspirata alla potenza del mezzo teatrale, ben riconosciuta nell’antichità come nel nostro tempo. Un gruppo di drammaterapia occupa uno spazio che è più vasto di quello scenico delle presenze degli attori e dei personaggi, ma che rimanda a possibilità di espressione nuove da evocare e far “giocare fuori”. Il ”dramma”, infatti, fornisce un mezzo e un luogo creativi in cui temporaneamente si possono superare i confini delle nostre realtà quotidiane e tutto questo aiuta la spontaneità e la scoperta di nuovi aspetti della libertà che possono ritrovare anche uno speciale contenitore per la nostra sensibilità personale.
Il “gioco” che gran parte ha nell’azione drammaterapica permette che noi giochiamo la nostra idea del mondo nel rapporti con l‘altro. Spolin, il fondatore dei “giochi del teatro”, come ancor prima Moreno, fondatore dello psicodramma, sottolineano come in tale forma di attività, il teatro, la stessa immaginazione diventi un potente motore per cambiare le realtà intorno a noi.
Il nostro “Corso di Drammaterapia per le Risorse” ha l'obiettivo, di ampliare il bagaglio di risorse personali dei partecipanti, con un arricchimento degli strumenti adattivi, grazie ad un percorso attoriale dedicato e che si svolge secondo lo statuto didattico già sperimentato e validato nei moduli della scuola di pensiero della parte direttrice ed organizzatrice (SIISCA). Oggi è il primo incontro, volutamente aperto anche al pubblico, a proiettare il gruppo ed il suo prossimo lavoro verso quella componente del teatro (lo spettatore) che lo rende tale. In questo il senso dello “spettacolo” che vi è nel “drama”; quello dell’incontro dell’autore, dell’interprete e di chi assiste. Un benvenuto, quindi anche ai graditi ospiti, testimoni attivi di un processo che sta avendo inizio.
Ed allora è al nastro di partenza di questo affascinante percorso che desidero, insieme a tutti i miei collaboratori e docenti e sostenitori che qui ringrazio, farti i miei migliori auguri per un piacevole e fruttuoso lavoro, che unisca la curiosità ed il sorriso, la riflessione e la scoperta.
Buon viaggio!

Ermanno Gioacchini